Il territorio e la fauna

Situata ai confini con la Ciociaria e la provincia di Roma, Maenza si trova su una collina a 359 metri sul livello del mare. Dal paese, quando il cielo è chiaro, è possibile vedere le isole Pontine (Ponza, Palmarola e Zannone). Il territorio di Maenza è molto vario: si hanno i monti alle spalle del paese, un paesaggio collinare scendendo verso valle, per finire con una zona pianeggiante verso i confini con il Comune di Priverno.

Maenza è un paese legato principalmente ad attività agro-pastorali che hanno modificato il territorio naturale nel corso dei secoli. A testimonianza di ciò si possono osservare i diversi terrazzamenti tipici dell’area collinare e le varie chiese rurali distribuite nelle campagne. Fra le chiese rurali, tutte di antica fondazione, si citano: S. Luca, l’Annunziata, S. Eleuterio, Madonna dei Martiri e, a livello di rudere, S. Michele Arcangelo e S. Martino, oltre a S. Maria delle Grazie e S. Sebastiano (sconsacrata) inglobate nel centro storico. Vi sono, inoltre, anche numerose “cone” devozionali costruite lungo i sentieri percorsi quotidianamente dai pastori e dai contadini, divenute parte integrante del paesaggio maentino.

Maenza è uno dei Comuni collocati nella zona collinare-montana del complesso dei Monti Lepini e il suo territorio possiede molte delle peculiarità naturali che caratterizzano quest’area, nonostante le profonde modifiche apportate nel corso della sua storia dall’attività umana.

I Monti Lepini formano insieme ai Monti Ausoni ed Aurunci la catena preappenninica (Volsina) situata nell’area anti-appenninica del Lazio meridionale. Appartengono alla piattaforma carbonatica laziale-abruzzese e sono formati prevalentemente da fenomeni carsici, ipogei ed epigei, notevoli ed estesi, basti pensare alla Grotta del Faggeto con i suoi 315 metri di profondità.

L’intero comprensorio lepino si estende su un’area di circa 80.000 ettari, nelle provincie di Roma, Latina e Frosinone, delimitato a Nord e ad Est dalle valli dei fiumi Sacco ed Amaseno, a Sud dalla Pianura Pontina, mentre ad Ovest confina con i colli Albani. Orograficamentei Lepini sono formati da due catene principali con andamento Nord-Ovest e Sud-Est, divise dal Fosso di Monteacuto – Fosso di Montelanico: il gruppo del Monte Semprevisa (m 1.536 s.l.m., cima più alta dei Lepini) e quello del Monte Lupone (m 1.378 s.l.m.) costituiscono la catena occidentale; quella orientale scende ripida sulla Valle del Sacco ed è formata sostanzialmente dall’esteso gruppo del Monte Gemma (m 1.457 s.l.m.), Monte Malaina (m 1.480 s.l.m.), Monte S. Martino (m 1.387 s.l.m.) e Monte Alto (m 1.416 s.l.m.). Il Monte Cacùme (m 1.096 s.l.m.) sorge quasi isolato sul versante all’interno dell’alta Valle dell’Amaseno alla confluenza con la Valle del Sacco, ed è collegato a Nord-Ovest con il gruppo del Monte Gemma.

Sui Monti Lepini mancano corsi d’acqua permanenti, nonostante in alcune zone interne vi sia una elevata piovosità annuale. Ciò è dovuto all’importante sistema carsico che capta le acque meteoriche e, attraverso l’estesa circolazione sotterranea, alimenta le grandi risorgive situate prevalentemente lungo il bordo pedemontano dei versanti occidentali. La circolazione idrica superficiale è strettamente legata agli eventi meteorici e tutti i corsi d’acqua sono a regime torrentizio-stagionale: hanno una buona portata solo dopo abbondanti piogge o con la fusione delle nevi. Tra i più importanti ricordiamo il Rio, che si immette nel Fiume Sacco, il Fosso di Monteacuto, il Fosso le Mole, che convoglia le acque nell’Amaseno, il Fosso della Valle (Bassiano), il Fosso di Roccagorga, e la Valle (Patrica). Il territorio centrale del comprensorio offre un discreto numero di sorgenti in quota. Hanno generalmente una portata molto variabile ed alcune di esse sono soggette a prosciugamento nella stagione estiva, strettamente vincolate alle precipitazioni. Sono pure presenti numerosi pozzi, cisterne ed alcuni stagni situati all’interno di vecchie doline o nei Campi carsici dove le terre rosse e i tufi impediscono la percolazione dell’acqua. Ricordiamo i pozzi e i “laghetti” dei Campi di Montelanico e Segni, il Pantano e l’Antignana (Sermoneta- Bassiano).

I Monti Lepini risentono d’influenze bioclimatiche diverse: una maggiore componente mediterranea-subtropicale nei versanti sud occidentali, ed una marcata influenza continentale-balcanica nelle zone interne settentrionali ed orientali.

Maenza fa parte della porzione meridionale della catena orientale dei Monti Lepini, quindi presenta molte delle caratteristiche precedentemente riportate. Vi sono diversi fenomeni carsici, di cui il più rappresentativo è la Grotta della Fontane le Mole situata alle pendici del M. Gemma nell’alta Valle di Monteacuto. Sono presenti diverse sorgenti montano-collinari come la Fontana Le Mole (alimentata dall’acqua contenuta nella Grotta della Fontana Le Mole), la Fontana Acqua i Fichi, La Fontana Amore e La Fontana Scavecchia (ormai abbandonata dall’uso antropico).

Data la sua posizione, è soggetta principalmente ad un bioclima di tipo mediterraneo-subtropicale, anche se in alcune aree è presente un bioclima più tipicamente continentale-balcanico. Per questo è possibile osservare una vegetazione formata da diversi tipi principali di cenosi: boschi di faggio in cui è presente il raro Taxus baccata (localizzata prettamente nell’area del M. Gemma), bosco misto di latifoglie con prevalenza di Ostrya-carpinifolia e Quercuscerris, bosco di leccio Quercusilex con Quercuspubescens, macchia mediterranea con Quercusilex, Pista-cialentiscus, Phillyrea media, Erica arborea, Arbutusunedo e Mirtuscommunis.

Alcune aree come le zone di collina sono brulle e desertificate a causa dell’eccessivo pascolo e i continui incendi estivi, ritenuti in passato funzionali a quest’ultimo.

Il patrimonio faunistico è quello tipico dei Monti Lepini. Tra le specie di Rettili presente nel territorio di Maenza si ricorda il cervone, il colubro liscio, la natrice dal collare e la vipera comune. Mentre tra le specie di anfibi va segnalata la presenza della Salamandrina dagli occhiali e altre specie più comuni come il rospo comune e la rana verde. In passato, sono stati segnalati anche alcuni siti di presenza del tritone crestato italiano. Per quanto riguarda l’avifauna è possibile osserva specie comuni e rare come: la poiana, il gheppio, l’astore, il corvo imperiale, il colombaccio, la ghiandaia, il gruccione, la gazza, il cuculo, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, l’aquila reale, il biancone, l’upupa e altre specie migratorie.

Sono presenti anche diverse specie di rapaci notturni come la civetta, l’assiolo, l’allocco e il barbagianni.

Varie sono le specie di mammiferi presenti nel territorio di Maenza, alcune di esse sono: il riccio europeo, la crocidura minore, la talpa, l’arvicola, il ratto nero e il ratto delle chiaviche, la lepre europea, il moscardino, l’istrice, lo scoiattolo, la volpe, il tasso, la donnola, la faina, il cinghiale e il lupo.

Importanti sono le osservazioni fatte da alcuni esperti nei Comuni confinanti con Maenza in cui sono stati segnalati la lepre italica, l’arvicola melanica e la martora. Tra le specie di chirotteri ricordiamo l’orecchione comune e il ferro di cavallo maggiore. Ci sono anche diverse specie di invertebrati, impossibile elencarle tutte, di queste si ricorda: specie di ragno lupo appartenenti al genere Lycosa osservati in aree montane come quella del M. Calvello, granchi d’acqua dolci (divenuti molto rari), maggiolino del pino, limantria, insetti stecco, grillo bimaculato, cavalletta stecco, sfinge testa di morto, scarabeo rinoceronte e Capnodis cariosa cariosa. Da notare che in aree di alta quota dei M. Lepini ricoperte da boschi di faggi è stata segnalata la Rosalia alpina.

La presenza di così tante specie animali nel nostro territorio è dovuta alla vegetazione molto varia ma anche al particolare tipo di attività silvo-agro-pastorale tradizionali che se pur hanno influito nella trasformazione paesaggistica, hanno altresì consentito la presenza di specie animali che altrimenti si sarebbero estinte, come gli anfibi le cui popolazioni grazie all’esistenza di strutture antropiche come i pozzi-cisterna e i fontanili si sono potute mantenere nel corso dei decenni. L’abbandono dei pascoli e i continui incendi estivi, insieme al cambiamento climatico, possono rappresentare una seria minaccia alla sopravvivenza delle differenti specie animali presenti nel nostro territorio, in particolare di quelle legate all’ambiente umido-acquatico come gli anfibi. Per questo una gestione accorta del nostro territorio è auspicabile al fine di garantire alle generazioni future il nostro patrimonio naturale e paesaggistico.

Maenza Area naturale protetta

I Monti Lepini sono stati più volte segnalati come area naturale di rilevante interesse, difatti, sono stati sia individuati nello schema di Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali (DGR n.11746\1993), sia indicati nel documento per l’adeguamento dello schema di Piano Parchi (DGR n.1110\2002). Nell’ultimo documento citato viene riconosciuta, ai Monti Lepini, la notevole importanza per il consolidamento del sistema delle aree protette del Lazio e per lo sviluppo di una rete ecologica naturale. Con il Piano di Gestione della Zona di Protezione Speciale (ZPS) “I Monti Lepini centrali” (IT 6030043) hanno una estensione di 7.482 ha, successivamente su richiesta congiunta della Commissione Europea e Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio è stato previsto l’ampliamento del Sito di interesse comunitario, estendendo la ZPS i Monti Lepini a 46.925 ha.

“Data la notevole importanza naturalistica dell’area dei M. Lepini, è stato avviato un progetto di monitoraggio floro-faunistico dell’intera area, incluso il territorio del Comune di Maenza, finanziato dalla Compagnia dei Lepini che ha portato alla pubblicazione dell’Atlante della Biodiversità Floristica dei M. Lepini (2019) e dell’Atlante della Fauna dei M. Lepini (2020). Attività di monitoraggio dell’intera area vengono costantemente portate avanti da molti esperti ed appassionati locali nella speranza della realizzazione di pianti i tutela e gestione sostenibili del capitale naturale dei Monti Lepini.


Foto: Dott.ssa Venusta Pietrocini

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